Helen Dowling | Offon | 12.03.2011 – h. 18.00

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HELEN DOWLING  – Offon

Opening: 12.03.2011 – h. 18.00

From 14.03.2011 to 30.04.2011

Questa mostra è composta da una video installazione Untitled John e da una serie di sculture fotografiche Supporting photographs. Cercando di far emergere ciò che desideravo comunicare in questo breve testo, ho individuato il nesso e l’interesse che mi hanno portato a mostrare queste due opere insieme. Sebbene sarebbe stato più semplice descrivere i due lavori individualmente, è stata l’interrelazione tra gli stessi a spingermi a mostrarli come un tutt’uno. Come vale, in generale, per tutti i tipi di incontro, ci sono molti aspetti che influenzano e alterano la visione di un lavoro artistico – dallo spazio che occupa, ai pensieri che abbiamo mentre ci avviciniamo all’opera. Richiamando alla memoria questi incontri, colleghiamo alla nostra esperienza quello che percepiamo essere pertinente all’opera, benche’ forse il lavoro dovrebbe essere valutato anche come se non si trovasse lì. Quando guardiamo un video l’opera è su on. E’ vissuta. Quando è su off, per esempio mentre si prepara per una nuova riproduzione, ci stiamo in un certo senso rapportando con lo spazio “vuoto” dell‘attesa. Lo spazio forse viene notato, ma attraverso la prospettiva dell’imminente apparizione di un’immagine. Off sembra tanto importante per il medium video quanto on.Entrambi off e on sono presenti, esistenti allo stesso tempo anche se in percentuale diversa.Quando siamo di fronte a uno schermo vuoto, siamo consapevoli che il video apparirà, e quando il video è su on, siamo consci che potrebbe mutare su off quando la proiezione finirà. Nel video, all’interno della struttura dell’opera, compaiono fotogrammi vuoti, così come accade quando lo stesso finisce per ricominciare in loop. Il lavoro è composto da due schermi per proiezione posti uno di fronte all’altro. Le riprese mostrano brevi frammenti di parti intime di un vecchio in primo piano -faccia, spalla, mano o braccio. Mentre guardiamo il protagonista del video ci sono alcune interruzioni nel filmato. L’uomo, prima fermo, si muove o trema, le riprese della telecamera improvvisamente saltano o perdono il fuoco, oppure un “errore” nel montaggio causa la ripetizione continua di alcuni fotogrammi come se ci fosse un problema tecnico. Non appena crediamo di cogliere qualcosa del personaggio, l’immagine si sposta e trema in un susseguirsi di errori verificatisi sia durante le riprese sia in post produzione. Qualche volta nel sincronizzarsi con il video la colonna sonora, una musica rotta e fischiante, sembra cominciare a suonare melodie riconoscibili, ma poi si rompe di nuovo prima di essersi sviluppata in un motivo compiuto. Tuttavia, nonostante queste interruzioni, il video non è un’opera che si ferma e ricomincia, ma piuttosto gli errori e gli intoppi diventano la sua forza coreografica centrale. L’uomo filmato nel nostro mondo psichico viene ora proiettato fino a perdersi, a volte a fuoco e a volte sfuocato, a tratti all’interno dell’ inquadratura e a tratti fuori. Lui esiste in questo video, ma in modo diverso, proprio perché ora si trova in un medium prolungato nel tempo quale il video. Il protagonista c’è e non c’è. E’ percepibile una scivolosità dell’immagine in movimento perché non può stare lì, dove la vediamo. A un certo punto sparirà, non lasciando alcun segno sulla superficie nella quale è appena stata percepita. L’altra opera Supporting photographs consiste in una serie di fotografie della tela per proiezioni montate su cornice. I materiali degli oggetti sono simili ai materiali usati per gli schermi della video installazione. Rimandano allo schermo, ma non hanno le stesse proprietà. Invece di essere oggetti che “ospitano” l’opera, sono diventati l’opera stessa. L’immagine e il corpo degli schermi sono mutati in oggetti che saranno sempre on, ma che allo stesso tempo si riferiscono sempre ad off.

BIO

Helen Dowling (n. 1982, Regno Unito) lavora con una pratica multidisciplinare che ha la capacità di trasferire empatia ed emozioni all’interno del medium video. Piuttosto di lavorare con i racconti, i suoi video, le sue fotografie e gli oggetti giustappongono elementi di base come il ritmo, colore e suono attirando gli spettatori in una sequenza di sensazioni che si relazionano e si costruiscono l’una sopra l’altra. Si è laureata al Goldsmiths College di Londra, conseguendo il master alla Slade School of Fine Art di Londra e vincendo 2 anni di residenza alla Rijksakademie van beeldende kunsten. Le sue recenti mostre includono ‘Flesh of the World’, University of Toronto, ‘VISIO’, Villa Romana, ‘Euritmie’, The Castelvecchio Museum, Verona, ‘Open Studios’ Viafarini Artists in Residence, Milan, ‘Disabled by Normality’, DOX Centre for Contemporary Art, Prague e ‘l’evento immobile’, Casa Masaccio, Tuscany. Le future esibizioni del 2015 includono invece una persona al Kazachenko’s Appartment, Oslo and M4, Amsterdam. Con il suo progetto di ricerca, che indaga le possibilità di trascinamento ritmico nel contesto di immagini in movimento, si è aggiudicata un finanziamento dalla Fondazione Mondriaan. Durante l’estate sarà in residenza presso il M4gastatelier, Amsterdam.

 

 

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