Nina Fiocco | Monte Grappa | 25.05.2017 – 18.00 | curated by Marta Ferretti

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Nina Fiocco, Maniche, 2017

MONTE GRAPPA

LA STORIA SI FA IN TRE DIMENSIONI E SI RACCONTA SU DUE

Un progetto di Nina Fiocco

a cura di Marta Ferretti

Opening: Giovedì 25 maggio 2017 ore 18.00

26 maggio – 10 Settembre 2017

Artericambi presenta Monte Grappa, La storia si fa in tre dimensioni e si racconta su due, prima personale in Italia dell’artista Nina Fiocco concepita appositamente per gli spazi della galleria.

Ispirandosi alla figura dello scrittore Emilio Salgari, l’artista focalizza la propria ricerca sul concetto di narrazione e distanza: una relazione deformante che nella società della comunicazione, all’opposto dell’esperienza diretta della realtà, genera una relazione unilaterale, trasformandosi in uno strumento di dominio e controllo. A partire dall’analisi di questo meccanismo, la mostra si sviluppa attorno all’idea di colonia, portando in scena la microstoria, ancora attuale, del rapporto del Fascismo italiano con la comunità di Chipilo in Messico.

Quest’ultimo è un territorio assegnato dal governo messicano a migranti italiani arrivati in America Latina verso fine Ottocento. A seguito di una complessa operazione retorica attuata dal Regime in visita in America Latina nel 1924, Chipilo si trasforma simbolicamente in “colonia italiana”: il paesaggio collinare messicano viene ribattezzato Monte Grappa. Una pietra dell’omonima montagna diventa il monumento centrale del paese; di lì a pochi anni in città verrà costruita la casa del Fascio. Il legame indissolubile e persuasivo tra la patria e la colonia viene messo in atto attraverso un costante richiamo visivo e discorsivo tra la terra d’origine e quella di approdo, creando in questo modo un rapporto di interdipendenza tra i due luoghi.

Il progetto affronta la trasformazione visiva e la retorica dei simboli nazionali italiani sul suolo messicano riunendo in un unico orizzonte il meccanismo d’inganno perpetuato dalla propaganda politica che, al pari di un incantesimo, racconta, trasforma e poi documenta nuove verità storiche.

Mi è sempre interessato come alla conoscenza di una distanza, spaziale o temporale che sia, si possa associare la capacità non solo di raccontare la verità ma anche, come aggiunge Benjamin, di trovare un’evasione (che il pubblico complice concede al narratore) verso il ‘meraviglioso’. Nella mia pratica – afferma l’artista – ambisco a questo: a raccontare la realtà per concedermi il lusso di proporre un’astrazione fantastica della stessa.

In mostra un corpus di opere, che comprende un’installazione, una serie di sculture bidimensionali e un video, ricostruisce una cartografia immaginata, quasi poetica, tra i migranti e la loro terra di origine, dove la rappresentazione viene alimentata da un sentimento nostalgico che si consola solamente nella costruzione simbolica di miraggi di vicinanza.

In questo modo l’artista vuole mettere in discussione l’abuso operato – anche se solo metaforicamente – dal regime italiano in Messico e il modo in cui la ricostruzione identitaria fascista si perpetra fino ad oggi, promuovendo, nella distanza, immaginari di esclusione e divisioni all’interno della comunità.

La mostra si inserisce nell’ambito dell’edizione 2017 di VeronaRisuona, rassegna di Sound Art promossa da Accademia di Belle Arti di Verona, Conservatorio Dall’Abaco-Verona, Università di Musica e Teatro di Göteborg (coordinamento:Diplomart).


Nina Fiocco  (Feltre, 1985) Artista e ricercatrice. Vive e lavora a Puebla (Messico).

Come artista, Nina è fondatrice del collettivo italo-messicano “Método Salgari” (2013). Nel 2011 è stata selezionata per la residenza annuale della Fondazione Bevilacqua La Masa (Venezia). Nel 2012 si è trasferita in Messico per una residenza di ricerca che ha dato inizio al progetto Monte Grappa (tutor Magnolia De la Garza, Museo Tamayo – progetto finanziato da Movin’up). Nel 2014 è stata selezionata come artista italiana dal BBB de Tolosa, la Maison des Artes Georges Pompidou de Cajarc e la Chapelle Saint Jacques de Saint Gaudens (Francia) per il progetto Piano/Alto.

Ha partecipato a programmi di residenza in Italia, Serbia, Francia, Colombia e Ungheria.

Il suo lavoro è stato presentato o esposto in diversi spazi culturali tra cui ricordiamo Careof, Macao, O’, Fabbrica del Vapore, Studi Festival (Milano, Italia), Fondazione Bevilacqua La Masa, Fondazione Buziol, Galleria A + A (Venezia, Italia), Maison des Arts Georges Pompidou, Maison Daura, BBB, Chapelle Saint Jacques (Francia), Bozar (Bruxelles, Belgio), Museo MUCA (Città del Messico), BJCEM (Tirana, Albania), TRAFO (Stettino,Polonia) CCCB (Córdoba, Messico), Indipendents-ArtVerona, Interzona (Verona, Italia), NoAutomatico, Ciudad Expandida, Capilla del Arte, Casa Nueve, Alliance Frances (Puebla, Messico), Jaszdosza Art Camp (Ungheria) CRAC (Cremona, Italia), Urban Lab (Medellin, Colombia), East China University (Shanghai, Cina), AAA (Hong Kong), Beograd Cultural Centre (Belgrado, Serbia), Festival Internacional Cervantino (San Cristobal de las Casas, Messico), Euganea Film Festival (Padova, Italia), Santarcangelo 40 (Santarcangelo, Italia). Ha inoltre partecipato ai progetti espositivi nomadi Moleskine – Libro d’artista e Detour.

Attualmente è professoressa presso l’Accademia di San Carlos UNAM (Città del Messico) e il Tecnológico de Monterrey – Campus Puebla. Particolarmente interessata al campo delle pratiche partecipative, coordina il ciclo di ricerca e conferenze “Políticas y Poéticas del arte partecipativo en México” presso il Museo Amparo (Puebla, Messico). In passato, dal 2012-2014, è stata coordinatrice del progetto museologico e di esposizioni presso INAH (Puebla, Messico).

http://cargocollective.com/ninafiocco

Nel 2013 fonda con Andrea Balestrero, Ulises Matamoros e Rogelio Sánchez il collettivo Metodo Salgari che esplora i concetti di tempo, spazio e memoria. Ispirato dalla figura storica dello scrittore Emilio Salgari, il progetto applica ai nostri giorni la sua modalità di viaggio da fermo. Così, rappresentazioni di luoghi, paesaggi o oggetti, già mediate da altre descrizioni o immagini, sono utilizzate per metaforizzare e esplorare la nostra condizione attuale: perpetuamente connessi, spesso virtualmente altrove ma spesso privi d’esperienza diretta. 

Con l’intenzione d’esplorare questa modalità di conoscenza “da lontano” e con l’obiettivo di verificare demagogie, errori e punti deboli di questo sistema, il collettivo lavora alla costituzione di un atlante immaginario a partire dal contatto con comunità o gruppi diversi; attraverso la ricerca comune di narrazioni e indizi, Método Salgari ricostruisce luoghi remoti attraverso l’uso di un linguaggio che s’incontra tra l’arte e l’architettura.

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