Mariano Sardón in collaborazione con Mariano Sigman

I sentieri di Almudena

La pratica artistica di Mariano Sardón nasce dall’interesse per i processi attraverso i quali percepiamo, organizziamo e trasformiamo la realtà in immagine. Al centro della sua ricerca vi è lo sguardo: non inteso semplicemente come atto del vedere, ma come un processo dinamico nel quale luce, movimento, memoria e attenzione concorrono alla costruzione di ciò che riconosciamo come realtà.

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In questo percorso Sardón ha sviluppato una collaborazione di lunga durata con il neuroscienziato argentino Mariano Sigman, finalizzata a esplorare il rapporto tra percezione visiva, attività cerebrale e produzione delle immagini. La collaborazione tra artista e scienziato non consiste nella semplice applicazione di strumenti scientifici all’arte, ma nella costruzione di un terreno comune nel quale la ricerca neuroscientifica diventa materia di sperimentazione estetica.

Attraverso sistemi di registrazione dei movimenti oculari, Sardón e Sigman osservano ciò che normalmente rimane invisibile: la traiettoria dello sguardo, i punti di fissazione, la durata dell’attenzione, la velocità dei movimenti oculari. Il gesto apparentemente continuo del vedere viene così scomposto in una successione di dati, micro-eventi e variazioni. Lo sguardo cessa di essere soltanto ciò attraverso cui osserviamo il mondo e diventa esso stesso un oggetto da osservare.

È a partire da questi dati che Sardón costruisce le proprie opere. Informazioni provenienti dal processo percettivo vengono tradotte in linee, campi cromatici, forme, tracce e configurazioni visive. La tecnologia non ha qui la funzione di riprodurre fedelmente ciò che l’occhio vede, ma di rendere visibile il processo attraverso il quale la visione prende forma.

Le opere mettono così in discussione l’idea di un’immagine stabile e definitiva. Ciò che percepiamo come continuo, solido e permanente è il risultato di una rapidissima elaborazione di informazioni: la retina riceve la luce, l’occhio si muove, l’attenzione seleziona, la memoria interviene e il cervello organizza questi elementi in una rappresentazione coerente. L’immagine che chiamiamo realtà è, in questo senso, una costruzione.

Nella ricerca di Sardón, il dato scientifico non rimane dato: viene trasformato. I tracciati dello sguardo diventano materia pittorica; le coordinate del movimento diventano composizione; la registrazione di un processo fisiologico si converte in un’immagine autonoma. È proprio in questo passaggio — dalla misurazione alla forma, dal dato alla percezione, dalla scienza all’esperienza estetica — che si definisce la specificità della sua pratica.

La collaborazione con Mariano Sigman costituisce dunque una componente fondamentale di questo percorso, ma è all’interno della ricerca artistica di Mariano Sardón che questi materiali trovano la loro forma definitiva. La neuroscienza fornisce strumenti, domande e modalità di osservazione; l’arte li rielabora attraverso una pratica che restituisce ai dati la loro dimensione sensibile e ambigua.

Ogni opera diventa così una sorta di paesaggio dello sguardo: una visualizzazione di ciò che accade nell’intervallo infinitesimale tra il mondo che osserviamo e l’immagine che la nostra mente costruisce. Sardón ci invita a guardare non soltanto ciò che vediamo, ma il processo stesso del vedere.

La realtà, nelle sue opere, non appare quindi come qualcosa di immutabile, ma come un evento in continua formazione. Un insieme di dati, movimenti, selezioni e memorie che, per un istante, assume la forma di un’immagine.

Anno  2025

Tecnica   Stampa digitale, acrilico e matita su carta BFK Rives.

Dimensioni  120 × 80 cm // 46,8 × 31,2 inches

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