

Donata Lazzarini
Variazione 1
Variazione 2
Nel progetto Celibi. Storia di una migrazione botanica, Donata Lazzarini pone al centro una singolarità della storia botanica: Encephalartos woodii, una cicade di cui è noto soltanto l’esemplare maschile. Scoperta nel 1895 in Sudafrica, la pianta originaria è stata propagata attraverso i suoi polloni e distribuita negli orti botanici di tutto il mondo. Ogni esemplare oggi esistente è geneticamente identico all’originale; una pianta femmina, invece, non è mai stata rinvenuta. Estinta in natura, la specie continua a vivere attraverso una migrazione artificiale che l’ha condotta lontano dal proprio habitat, senza possibilità di riproduzione sessuata.
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Al centro del lavoro si trova il frutto che quella femmina mai esistita avrebbe potuto generare: una forma ipotetica, assente in natura, che l’artista immagina e modella nella cera d’api. Un cono di squame sovrapposte, sospeso tra la pigna, il carciofo e l’ananas, si innalza da un piede a calice e culmina in una corona vegetale. In una versione, un bocciolo si dischiude lasciando emergere uno stame; in un’altra, una raggiera di steli si incurva verso il basso. Le tonalità artificiali del rosa e del viola, insieme alle superfici vellutate o lucide, conferiscono a queste forme una qualità ambivalente: seducente e insieme perturbante, familiare e aliena.
La scelta della cera d’api introduce un ulteriore livello di significato, evocando il miele come metafora di impollinazione, scambio e possibilità generativa. Materia di origine animale, legata al lavoro delle api e alla circolazione del polline, la cera richiama una rete di relazioni biologiche da cui dipende la riproduzione del mondo vegetale. In questa prospettiva, il materiale non si limita a dare consistenza alla forma immaginata, ma evoca proprio quel processo di fecondazione che la storia di Encephalartos woodii rende impossibile.
La scultura dà corpo a ciò che manca, traducendo l’impossibilità biologica della riproduzione in un’immagine di desiderio. Il frutto immaginato si configura così come il possibile di una natura incompiuta, una presenza generata dall’assenza. Attraverso questa invenzione botanica e la scelta di un materiale intimamente connesso ai processi di impollinazione, Lazzarini interroga le nozioni di estinzione, riproduzione e migrazione, aprendo una riflessione sul destino dei viventi quando vengono sottratti al proprio ambiente e affidati a una sopravvivenza artificiale. Ciò che resta della specie è, al tempo stesso, testimonianza di conservazione e traccia di una possibilità biologica perduta.
Anno 2026
Tecnica Ceramica
Dimensioni 16 x 17 x 30 cm h // 6,24 × 6,63 x 11,7 inches